Il Rispetto dell’ Altro

Devo dire che condivido i mussulmani quando si offendono se qualcuno dileggia il loro credo.
Pur non essendo “un credente” provo anch’io risentimento per chi lo fa nei riguardi della religione nella quale sono stato allevato e pertanto non mi garba e reagisco quando quel dileggio ha luogo da parte di chi non si atteggia come faccio io se mi avvenga di toccare “nervi sensibili” altrui.
Ad esempio, stando a un testo sacro, Mosè trascorre ore a colloquio diretto con Dio la cui voce esce da un roveto ardente (Esodo 4°) e riceve poi le tavole scritte dalla mano dello Stesso. E’ mio diritto non crederci. Tuttavia, se mi accadesse di scrivere sull’argomento, cercherei di farlo con la delicatezza del caso. Per intelligenza, per diplomazia, o semplicemente perché appartengo a una generazione educata al rispetto verso le idee altrui e in particolare verso chi crede. Un rispetto (che è segno di civiltà) dovuto in particolare da chi abbia un seguito pubblico e tanto più se appartenga a una cultura estremamente suscettibile e sensibile al risentirsi quando si toccano i “fatti suoi”.
A questo proposito, lo spunto al risentirmi è stato prodotto dalla lettura di due autori ebrei privi evidentemente delle due doti – il rispetto e il buon gusto – che contraddistinguono persone forse non “sapute” ma che, con maggiore sensibilità della loro, “sanno vivere”.
Uno – R. Eisenman, famoso Qumranista – quanto ai miracoli del Cristo ha scritto altezzosamente (l’enfasi dei caratteri è mia): “se ci fosse stato Gesù ovviamente si sarebbe risolto tutto con la moltiplicazione dei pani e dei pesci dal momento che poteva farlo ogniqualvolta volesse e, a differenza di Teuda, non aveva bisogno di dividere le acque del Giordano: lui camminava sull’acqua” (in: Giacomo fratello di Gesù, pag.508). Dileggio calcato poi dalla etichetta “storielle (…) confezionate da soggetti estremamente abili e preparati”.
L’altro –Yuval Noah Harari, celebrato autore di Sapiens – quanto alla comunione – assimilandola al modo in cui “preti e stregoni hanno creato dei e demoni e in cui migliaia di preti francesi ricreano il corpo di Cristo ogni domenica” – ha scritto: “ Stando a questa storia un prete cattolico vestito dei sacri paramenti dice le parole giuste al momento giusto e, hocus pocus, il pane si trasforma nella carne di Cristo”. E: “dal momento che il prete aveva osservato attentamente tutte le procedure milioni di devoti cattolici francesi si comportavano come se Dio esistesse realmente nel pane e nel vino consacrato” (pag.34 dell’edizione inglese).
Traviso l’intenzione di irridere?
Non se ne evince che Cristo se necessitava di pane non aveva bisogno di andare dal fornaio? Che milioni di creduloni son convinti di mangiare bistecche perché un mago mascherato li suggestiona con un “abracadabra (è questa la traduzione dello sconveniente hocus pocus usato dall’autore!)?
I due – che sicuramente rispettano il rabbi che in pompa magna legge che Mosè conversando con un cespuglio incendiato parlava con Dio – evidentemente si ritengono in diritto di deridere le centinaia di milioni di persone che credono in “storielle” trovandovi conforto e riponendovi speranze… E, purtroppo, sembra che effettivamente il diritto ce l’abbiano stando a quel malinteso (dai maleducati) concetto di libertà in forza del quale potrebbero essere definite baggianate anche quelle del loro testo sacro. Sì: ma solo se il rispetto per gli altri non trattenesse dal farlo…
…ma cosa può capire di rispetto per la sensibilità altrui chi evidentemente manca di una “educazione”?

Avv. Domenico Carponi Schittar